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Broad Peak 2008
È passato un anno.
Un anno esatto da quando Simone Moro partì per tentare la scalata invernale del Broad Peak. Purtroppo allora il tentativo fallì a soli 700 metri dalla vetta, ...
Karl Heinz Salzburger, Presidente di VF Corporation Emea and Asia in spedizione sull’Ama Dablam, il Cervino dell’Himalaya
Una spedizione sull’Ama Dablam (6856 m) è molto di più di una scalata. È un viaggio nel cuore dell’Himalaya. Situato nella valle del Khumbu, in Nepal, a soli 12 km dalla vetta dell’Everest, l’Ama Dablam cattura l’attenzione di chiunque gli passi accanto.

Le ripide creste scoscese e le pareti verticali precludono la vetta a chiunque, tranne che allo scalatore esperto. La vetta fa capolino in mezzo a un mare di cime il cui panorama non ha eguali: cinque delle sei vette più alte al mondo sono chiaramente visibili.

E’ stato scalato per la prima volta (lungo la cresta sud-ovest) soltanto verso la metà degli anni ’50 da un team di coraggiosi alpinisti neozelandesi e americani. Solo nel 1979 la cresta nord venne conquistata da un preparatissimo team francese . Negli ultimi anni, molti sono saliti sull’Ama Dablam, quasi sempre lungo la via sud-ovest, fornendo informazioni preziose.

La spedizione di Karl Heinz Salzburger & Simone Moro avverrà lungo la cresta sud-ovest, una via tecnica che richiede 3500 metri di corde fisse e due campi oltre il campo base.  La scalata solitamente viene completata in meno di quattro settimane e presenta una parte di arrampicata pura su roccia di ottimo granito, seguita da un terreno misto di neve e roccia.

L’ultimo tratto prima della vetta è tutto su ghiaccio, seguito da un lungo e scosceso pendio innevato.  Sarà necessario servirsi delle corde per tutta la salita per tre motivi: sicurezza, velocità e successo.

Questa spedizione richiede una preparazione fisica di ottimo livello, oltre ad alcuni strumenti normalmente non previsti dai tradizionali kit da arrampicata. Tutte le spedizioni ad alta quota possono essere potenzialmente pericolose, pertanto sarà necessario prendere in considerazione ogni possibile precauzione medica e tecnica per riuscire a concludere l’impresa con successo e in tutta sicurezza.

A causa dell’alta tecnicità della via, ci saranno corde fisse sulla maggior parte del percorso a partire dal campo uno. Il pericolo oggettivo sulla via lungo la cresta sud-ovest è minimo: le falesie di ghiaccio non rappresentano una minaccia, i pendii innevati sono generalmente stabili (il rischio di valanghe è minimo), la roccia è di buona qualità e la montagna non è investita da correnti a getto.
La via è comunque molto esposta e un errore con le corde può rivelarsi fatale. Karl Heinz Salzburger salirà sempre accanto a Simone Moro, probabilmente assistiti da uno sherpa.

Il grafico illustra la prospettiva della salita come viene normalmente organizzata dai team turistici.
Karl Heinz Salzburger & Simone Moro seguiranno invece una via diversa e più breve, fermandosi per l'acclimatazione ad Island Peak (6180 metri) e non sostando al campo tre dell’Ama Dablam.

LA SCALATA
Campo base (4600 m): Si trova su un ampio prato erboso da cui si godono spettacolari panorami.

Campo yak (5400 m): Verranno utilizzati gli yak per trasportare quasi tutta l’attrezzatura su questo tratto. Il sentiero da percorrere sarà difficile perchè su terreno molto roccioso.

Campo 1 (5800 m): Il primo vero campo si trova a solo un’ora e mezzo di cammino dal campo yak. Il percorso è segnato da tumuli di pietre ed è caratterizzato da grossi boulder. A volte, su un paio di tratti, è consigliato fissare la corda come corrimano, a seconda delle condizioni del ghiaccio.

Dal campo 1 al campo 2 (6000 m): Questo tratto della via solitamente è tutto su roccia, ma dipende della stagione. Il granito qui è di ottima qualità e il percorso è divertente, impegnativo ed esposto, ma fattibile. È la parte di arrampicata su roccia più impegnativa di tutta la via. Ci sono alcuni punti a strapiombo molto esposti in cui le corde fisse sono essenziali. È  possibile anche utilizzare il proprio jumar (maniglia di risalita su corda fissa) per superare i punti più critici. La maggior parte di questo tratto è su roccia, per cui chi è ben allenato nell'arrampicata su roccia riuscirà a muoversi in modo rapido ed efficace.

Campo 2: Si trova in cima alla Torre Gialla, su una stretta piattaforma. Il campo due è alquanto esposto e, proprio per questo motivo, offre una vista panoramica meravigliosa.
Dal campo 2 al campo 3 (6300 m): Qui ci sono i tratti di neve e ghiaccio più impegnativi di tutta la via. Verrannno seguiti ripidi canalini di neve e ghiaccio fino a raggiungere Mushroom Ridge. Si tratta di una cresta a forma di fungo: stretta, ventosa e innevata da cui si scorgono, sullo sfondo, le vette dell'Himalaya.
Da qui si raggiunge un piccolo plateau, a 6300 metri, sul quale viene solitamente montato il campo tre. Ma, a questo punto, Karl Heinz Salzburger & Simone Moro non monteranno il campo tre ma proseguiranno direttamente verso la vetta.

La vetta: Il tratto iniziale costeggia la parte destra del massiccio ‘dablam’ (falesia di ghiaccio), fino a un pendio moderatamente scosceso, quasi sempre ghiacciato. Superato questo punto, si sposteranno verso il centro della parete. La pendenza si farà più dolce e dopo un paio d'ore, molto faticose, raggiungeranno la vetta (6856 metri).
La vetta ha le dimensioni di un campo da tennis e permetterà di camminarci sopra e fare fotografie. Cinque delle sei montagne più alte al mondo saranno chiaramente visibili, oltre a molti altri 7000 e alle cime minori che riempiono gli spazi tra una vetta e l’altra.