Nanga Parbat (8125 m)

Nanga Parbat (8125 m)

Nanga Parbat (conosciuto anche come Nangaparbat Peak o Diamir) è l'unico ottomila Himalayano del Pakistan, il più a ovest dei quattordici giganti ed è l'unico di quelli pakistani che non è sulla linea di confine con la Cina ma interamente sul territorio della Repubblica Islamica. Il nome Nanga Parbat significa in sanscrito "Montagna nuda", ma il nome alternativo che veniva usato per questo colosso naturale, Diamir, significa "Re dei monti", ad indicare la sua mole e la sua altezza da primato rispetto alle altre cime della zona. La quota di 8125 metri del Nanga Parbat, lo pone al nono posto tra i giganti della terra e la sua fama di montagna difficile e pericolosa gli ha procurato anche il nome di "Montagna killer". Fu scalato per la prima volta il 3 luglio 1953 da un alpinista austriaco, Hermann Buhl, conosciuto per essere anche il primo uomo ad essere salito su di un ottomila in solitaria.

 
Photo © Matteo Zanga / The North Face ®

Diario di bordo

ISLAMABAD / 17 febbraio 2012

 
 
Dopo 16 ore di viaggio lungo la Karakorum Highways, siamo finalmente a destinazione e ci siamo subito coccolati con una doccia! La prima dopo 50 giorni... E' così bello sentirsi puliti!
 
 
Il giorno dell'addio al campo base, avevamo scritto questa lettera, pubblicata sul blog di Gazzetta. La riproponiamo qui, per chiudere questo primo diario di bordo. Arrivederci a presto!
 
"Cari Amici,
stiamo impacchettando tutto. Siamo qua con i nostri tre pakistani, Saeed Jan, Fakir e Nur. Con noi ci sono già tre portatori e domani ne arriveranno altri 15. Porteremo via tutto da qua e le nostre tracce spariranno in poche ore.
Le tracce che invece rimarranno sono quelle del vostro affetto, della vostra costanza nel seguirci e incoraggiarci. Le voci fuori dal coro sono state poche, zittite dalla vostra lucida e pacata fedeltà e dall’entusiasmo che, assieme al nostro, ci ha permesso di vivere questa esperienza durata quasi due mesi,.
L’invernale al Nanga è rimandata, sicuramente qualcuno prima o poi la salirà questa montagna nella stagione fredda. magari saremo ancora noi tutti qua a riprovarla. noi con i muscoli voi con la passione e il tifo.
Torniamo a casa senza cima ma con la consapevolezza che l’alpinismo raccontato per quello che è, senza eccessi e senza enfasi, senza lotte ed eroismi anacronistici, può ancora interessare un pubblico non solo di specialisti. L’alpinismo non è solo per una élite, né per una club ristretto. Può essere argomento e materia di gente anche normale, anche sensibile alla vertigine. Bisogna però comunicarlo, raccontarlo, e questa è la responsabilità, e la colpa, che ci siamo presi...
Grazie ancora per essere stati in tenda con noi e nei nostri pensieri."
 
Simone Moro, Denis Urubko, Matteo Zanga
 

 

CHILAS / 16 febbraio 2012

 
Eccoci allo Shangri-la Hotel di Chilas. Quattro mura intorno dopo 50 giorni…
Siamo arrivati ieri sera, verso le 20.30, direttamente dal campo base. Sei ore di cammino per arrivare a Halala e due ore di Jeep per arrivare qua. I nostri portatori invece hanno giustamente diviso il cammino in due tappe e i bagagli sono arrivati in jeep all’hotel solo ora. C’è stato infatti un problema sulla Karakorum Highway. Sono state bloccate tutte le auto (inclusa la nostra) a causa di una manifestazione della gente locale contro il governo: rivendicano i denari promessi per il pagamento delle loro case. Qua infatti verrà tutto sommerso dall’acqua per la costruzione di una diga sull’Indo, tutte le famiglie devono andarsene e tutte le loro case verranno ripagate, si spera profumatamente. Si spera, perché per il momento queste sono solo parole e la manifestazione un atto di rinfresco della memoria.
Domani alle 5 partiremo per andare verso Islamabad e ci aspettano 16 ore di minibus.
 
Eccovi una galleria delle fotografie scattate da Matteo Zanga in questi giorni, dall’addio al campo base al cammino fatto per raggiungere Chilas.
 
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